mercoledì 29 aprile 2009

Subaru: designer alla sbarra

Negli ultimi anni Subaru ci ha stupito con una tecnologia motoristica e meccanica leading-edge (si pensi al boxer diesel, che fu definito da autorevoli commentatori come uno dei migliori della categoria, piuttosto che alla celebre trazione integrale) e con altrettanto discutibili design.
Pensando ad una macchina come la Impreza, che - per il segmento in cui è collocata - potrebbe da sola tenere in piedi il conto economico della casa, viene da chiedersi perchè il marchio giapponese non si impegni di più alla ricerca di un rinnovamento di linee che datano agli anni '70 (a voler essere buoni).
Questo perchè, da appassionati d'auto, ci piacerebbe poter girare per le strade con un mezzo tecnicamente all'avanguardia senza passare per estrosi/coraggiosi acquirenti di un'auto fuori dal tempo. 
Lo stesso discorso vale per gli interni, che assomigliano a quelli di Honda e Toyota della metà degli anni '80 - quando, peraltro, entrambe le suddette case davano già i primi segni di "occidentalizzazione" dei gusti, iniziando a lavorare sulle linee (ci ricordiamo, ad esempio, la bellissima Honda Prelude, bella fuori ma scarna dentro).
Quest'approccio fa sì che l'acquirente "tipo" di una Subaru sia un "esaltato" dell'eccellenza motoristica disposto a chiudere non uno, ma tutti e due gli occhi sull'estetica della sua macchina. E' evidente che tale strategia limiti notevolmente i volumi di vendita delle macchine giapponesi, anche tenendo conto dello scarso appeal che le Subaru hanno presso il pubblico femminile (spesso le mogli in famiglia sono quelle che orientano la scelta del mezzo, per lo meno da un punto di vista estetico).
Subaru: ma i soldi per un ragazzino uscito dall'Accademia del Design, che riveda le linee di tutta la gamma, ce li vogliamo mettere?? :) 

Fiat e l'accordo con Chrysler - commenti a caldo

La mossa Fiat è segno, al tempo stesso, di coraggio, spregiudicatezza e – forse – un pizzico di “sana” disperazione.

Spariglia le carte perchè, nel mezzo di un mercato in cui VW dichiara utili trimestrali in caduta del 72%, anzichè stare coperti in tana, Marchionne e Co. concepiscono una mossa che pare azzardo allo stato puro.

Nel contesto di un’industry che nell’ultimo periodo sta bruciando cassa alla velocità della luce (per usare un’espressione cara a Marchionne stesso ;) ), Fiat (che per sua natura dimensionale e geografica è “naturalmente” preda), diventa cacciatore andando in uno dei mercati più difficili del mondo a prendere Chrysler.

Quindi: prende una società tecnicamente fallita, con una gamma prodotto obsoleta, con l’unico malcelato fine di avere sottomano 3.000 “bocche di fuoco” commerciali negli USA.

La mossa – per come è stata concepita e condotta – è da standing ovation, ma in noi appassionati qualche dubbio lo genera comunque:
- Chrysler è fallita. Per rimetterla in piedi, servono capitali che Fiat al momento non ha
- L’eventuale “newco” non genererà cassa per qualche anno almeno, dato che – tra lo start-up e la necessità di ripagare i debiti – soldi per lo sviluppo ce ne saranno ben pochi
- I costi di integrazione ci saranno, comunque, per quanto limitati rispetto ad altre esperienze
- Per produrre negli USA o in Messico, servono altri soldi per l’attrezzaggio degli stabilimenti e per l’adattamento dei prodotti alle normative locali
- etc. etc. etc...


In sintesi, dato che Marchionne ha dimostrato di essere tutt’altro che ingenuo (anzi, da un punto di vista negoziale, vendere la tecnologia – validissima – di Fiat per $10bn. è un risultato incredibile), a noi di "The AUTOrity" viene da pensare che la mossa sia da inquadrare come la preparazione del corredo per la sposa (passateci il paragone nuziale).

Fiat ad oggi non può sopravvivere stand-alone nel mercato in crisi, nè – per i motivi sopra elencati – può giocare il ruolo di “consolidatore” (manca la cassa, in sintesi). Allora, aspettando che passi la buriana, cosa fare di meglio se non “abbellirsi” a costo zero e rendersi più appetibile ad eventuali altri acquirenti? Pensiamo a chi negli USA non c’è: Tata in primis, qualche cinese subito dietro e – perchè no – qualche europea scarsamente presente (Renault? Peugeot?).

Se questo davvero fosse stato l’intento primigenio di Marchionne, davvero – per l’ennesima volta – ci sarebbe da levarsi il cappello di fronte alla vision che lo pone almeno 5 anni avanti agli altri CEO del settore.

Se così non fosse...beh, allacciate le cinture di sicurezza, appassionati di auto! :-)

venerdì 24 aprile 2009

Prossimamente su questo blog

Il blog è appena nato. Ma abbiamo già in cantiere alcuni temi di approfondimento dei prossimi "post". Ai nostri lettori sottoponiamo i seguenti topics:

- Il mistero Subaru: come fare auto tecnicamente “state-of-the-art” con un’estetica quantomeno “bizzarra”...
- Fiat – BMW: solo chiacchiere e distintivo??
- Opel Insignia: dimentichiamoci della Kadett
- Sezione "Lifestyle": metti un mercoledì in Cote d’Azur con una Brera Spider...

Keep in touch!

Quali strategie verso i mercati cinesi e asiatici?

Mercedes sta trattando affinchè un fondo cinese entri nel proprio capitale (in questi giorni Zetsche è a Pechino). Al di là dell’aspetto puramente finanziario (che denota come comunque l’automotive sia un business che brucia cassa alla velocità della luce, non appena il mercato si contrae), è da notare – in contrapposizione – la strategia ancora non definita di Fiat sul mercato cinese in particolare ed asiatico (più in generale).

Anche ammesso che il deal con Chrysler vada in porto (e magari anche quello con Opel), Fiat resterebbe in ogni caso scoperta sul fronte del singolo mercato attualmente più promettente, ed in generale su quello delle cosiddette “tigri asiatiche” (dove le auto giapponesi la fanno da padrone). Sarebbe interessante, a nostro avviso, quantomeno portare marchi premium come Maserati o Alfa, visto anche il crescente numero di billionaires in quelle aree.

Ancor più strana è la situazione se si considera che uno dei partner “forti” di Fiat è Tata, che potrebbe quindi disporre di una prossimità geografica notevolissima ai mercati sopra citati. Su questo punto torneremo in altre occasioni, dato che la partnership Fiat-Tata non ha ancora prodotto – alla vista di noi appassionati di automotive – i risultati tangibili.

giovedì 23 aprile 2009

Benvenuti in questo Blog. E' il nostro primo post.
Questo "rotocalco", curato da 2 amici, si dedicherà a tempo perso all'industria dell'Automotive, a pillole di buonumore, a consigli di viaggio o di lifestyle.

Non siamo professionisti, ma la nostra passione per le auto ci porta a un interesse ossessivo per tutto ciò che circonda le quattro ruote.


Stiamo appena partendo, dateci il tempo di migliorare. All'inizio saranno prevalenti i post nei quali riferiamo notizie altrui, con il tempo saranno sempre di più i post con i nostri commenti originali.



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