mercoledì 29 aprile 2009

Fiat e l'accordo con Chrysler - commenti a caldo

La mossa Fiat è segno, al tempo stesso, di coraggio, spregiudicatezza e – forse – un pizzico di “sana” disperazione.

Spariglia le carte perchè, nel mezzo di un mercato in cui VW dichiara utili trimestrali in caduta del 72%, anzichè stare coperti in tana, Marchionne e Co. concepiscono una mossa che pare azzardo allo stato puro.

Nel contesto di un’industry che nell’ultimo periodo sta bruciando cassa alla velocità della luce (per usare un’espressione cara a Marchionne stesso ;) ), Fiat (che per sua natura dimensionale e geografica è “naturalmente” preda), diventa cacciatore andando in uno dei mercati più difficili del mondo a prendere Chrysler.

Quindi: prende una società tecnicamente fallita, con una gamma prodotto obsoleta, con l’unico malcelato fine di avere sottomano 3.000 “bocche di fuoco” commerciali negli USA.

La mossa – per come è stata concepita e condotta – è da standing ovation, ma in noi appassionati qualche dubbio lo genera comunque:
- Chrysler è fallita. Per rimetterla in piedi, servono capitali che Fiat al momento non ha
- L’eventuale “newco” non genererà cassa per qualche anno almeno, dato che – tra lo start-up e la necessità di ripagare i debiti – soldi per lo sviluppo ce ne saranno ben pochi
- I costi di integrazione ci saranno, comunque, per quanto limitati rispetto ad altre esperienze
- Per produrre negli USA o in Messico, servono altri soldi per l’attrezzaggio degli stabilimenti e per l’adattamento dei prodotti alle normative locali
- etc. etc. etc...


In sintesi, dato che Marchionne ha dimostrato di essere tutt’altro che ingenuo (anzi, da un punto di vista negoziale, vendere la tecnologia – validissima – di Fiat per $10bn. è un risultato incredibile), a noi di "The AUTOrity" viene da pensare che la mossa sia da inquadrare come la preparazione del corredo per la sposa (passateci il paragone nuziale).

Fiat ad oggi non può sopravvivere stand-alone nel mercato in crisi, nè – per i motivi sopra elencati – può giocare il ruolo di “consolidatore” (manca la cassa, in sintesi). Allora, aspettando che passi la buriana, cosa fare di meglio se non “abbellirsi” a costo zero e rendersi più appetibile ad eventuali altri acquirenti? Pensiamo a chi negli USA non c’è: Tata in primis, qualche cinese subito dietro e – perchè no – qualche europea scarsamente presente (Renault? Peugeot?).

Se questo davvero fosse stato l’intento primigenio di Marchionne, davvero – per l’ennesima volta – ci sarebbe da levarsi il cappello di fronte alla vision che lo pone almeno 5 anni avanti agli altri CEO del settore.

Se così non fosse...beh, allacciate le cinture di sicurezza, appassionati di auto! :-)

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